I produttori di TV “intelligenti” hanno trovato un ulteriore modo per monetizzare i loro prodotti: vendono i profili dei loro utenti. Inoltre, come riportato nel blog della società GlobalSign, per alcuni produttori di Smart TV, la sorveglianza degli utenti non è diventata un’ulteriore, ma la principale fonte di reddito.
Secondo la società, la quantità di dati utente raccolti dai produttori di smart TV è quasi uguale alla quantità raccolta da giganti della tecnologia come Google e Apple.
La cronologia dei contenuti visualizzati in TV non include query di ricerca riservate e informazioni finanziarie, ma può essere utilizzata per creare un profilo utente dettagliato, che è quello utilizzato dai produttori.
Il fatto è che gli utenti stessi, spesso inconsciamente, consentono la raccolta dei propri dati: semplicemente non rimuovendo i “segni di spunta” nelle voci di menu corrispondenti durante l’impostazione della TV.
Molto spesso, i permessi per la raccolta dei dati non sono visibili ad occhio nudo, ma sono “sepolti” in altri menu. Inoltre, poiché c’è già un “segno di spunta” davanti al consenso, non è sempre ovvio che possa essere rimosso.
Sono state analizzate alcune Smart TV utilizzando lo strumento IoT Inspector per visualizzare il traffico dai dispositivi IoT e si è scoperto che le TV registrano il contenuto dello schermo indipendentemente dalla sorgente del segnale (TV via cavo, app, lettore DVD o streaming).
Questi dati vengono poi inviati ai server dove è installato il sistema di riconoscimento automatico dei contenuti.
La TV crea una “impronta” dello schermo una volta al secondo.
Una “impronta digitale” è composta da venti pixel quadrati sparsi sullo schermo, che il televisore converte in una stringa di numeri. Questa stringa, insieme all’ID del dispositivo, viene trasmessa al server, dove viene confrontata con un database dei contenuti conosciuti (l’applicazione di riconoscimento delle canzoni come Shazam funziona allo stesso modo).
“Se va avanti così, i televisori possono diventare gratuiti, in cambio della visualizzazione di annunci e di fornire i dati personali sull’attività”
hanno riassunto gli specialisti di GlobalSign.
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