Le VPN sono uno strumento generalmente sicuro per potersi collegare da remoto a un’infrastruttura informatica. Le VPN di cui stiamo parlano non sono quelle che usiamo per “nascondere” la propria identità su internet o per bypassare limitazioni geografiche per accesso a dei servizi internet. Sono quelle utilizzate dalle organizzazioni per accedere alle proprie risorse da remoto.
Quando siamo collegati in VPN, effettivamente colleghiamo “un cavo virtuale” tra il nostro dispositivo e la rete remota attraverso un tunnel. Queste VPN generalmente sono fornite dai firewall aziendali, possono essere open source come OPVPN, oppure proprietarie del brand.
In ambito aziendale sono utilizzate sia dai dipendenti per accedere alle risorse aziendali, sia da personale non aziendale, come i fornitori per compiere quelle attività di supporto e manutenzione. Sebbene le VPN siano sicure e il traffico generalmente è cifrato la VPN e protetto da autenticazione, resta sempre un vettore di attacco se non adeguatamente protette.
Generalmente i dipendenti che le utilizzano, si collegano da un’area sicura. Un dispositivo messo a disposizione del reparto IT con configurate le minime best practice aziendali.
Queste best practice generalmente sono:
Ma per quanto riguarda i fornitori?
Sappiamo bene che ci dobbiamo fidare e fare delle raccomandazioni sulle giuste best pratice da adottare, ma i dispositivi da dove verranno stabilite le connessioni VPN non sono dispositivi controllati dall’organizzazione.
E se il fornitore venisse compromesso, pensiamo a un malware che infetta il suo dispositivo collegato in VPN collegato alla nostra rete aziendale a orari insoliti. Oppure pensiamo se il nostro fornitore subisse un data breach e venissero rubate le connessioni VPN archiviate sui loro sistemi assieme alle credenziali salvate sul notepad
E’ chiaro che bisogna porre delle limitazioni.
Innanzi tutto, account nominali, in modo da conoscere sempre chi ha fatto accesso a che ora, in caso di compromissioni o anomalia è più facile capire l’origine del problema. Gli account dovrebbero essere centralizzati in modo che disattivando il sistema, si perda qualunque tipo di accesso nella rete.
Non meno importante MFA, nel caso un aggressore rubasse i dati di accesso come spiegato prima, MFA impone inserimento di un codice di solito “distante” dalle configurazioni VPN e credenziali rubate. Rispettare sempre l’autorizzazione minima. L’autorizzazione minima deve essere data sia sui sistemi in cui il fornitore deve far accesso da remoto, quindi mai un amministratore di dominio ma account locali, sia limitare porte e IP dove queste connessioni possono accedere.
Per esempio, se il l’utente deve accedere al server in RDP, dalla VPN potrà accede solo ed esclusivamente al IP Y alla porta 3389, tutte le altre richieste saranno droppate. L’accesso al server sarà al massimo amministratore locale.
Bene questo è un tassello fondamentale. Permettere di far collegare le persone senza un’autorizzazione è rischioso e non fa capire agli IT chi si sta collegando in quel giorno. Mi è capitato di vedere inoltre dipendenti delle aziende fornitrici si colleghino a qualunque ora senza avvisare, quando se succedesse qualcosa lo si scoprirebbe solo la mattina seguente.
E’ importante che gli accessi abbiano delle scadenze, magari limitati alla sola giornata (per esempio in ad Microsoft è possibile impostare la Scadenza). E’ comprensibile che questo genera più complessità e più interazione, ma la sicurezza della infrastruttura da difendere è molto più importante.
Per finire, potrebbe essere buona norma inserire un limite di tentativi di connessione prima della disattivazione dell’account, anche momentaneo. Tutti questi dati come connessioni VPN, tentativi sbagliati accessi RDP ecc.. è utile monitorarli tramite sistemi di audit o SIEM in modo da avere visioni in modo semplificato delle anomalie.
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