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CL0P rivendica un attacco informatico all’azienda italiana Safilo Group

Chiara Nardini : 27 Luglio 2023 08:05

La famigerata banda ransomware CL0P, rivendica un nuovo attacco informatico ad un’altra organizzazione italiana. Sul loro Data Leak Site (DLS), è comparso poco fa una nuova rivendicazione ai danni dell’azienda italiana Safilo group.

Ancora non sappiamo con precisione se tale rivendicazione sia confermata dall’azienda, in quanto non è ancora presente all’interno del sito web alcun comunicato stampa relativo all’accaduto.

Come di consueto, nel post CL0P riporta sempre il solito messaggio ovvero: “The company doesn’t care about its customers, it ignored their security!!!”.

Ricordiamo sempre che le richieste di riscatto sono commisurate alle revenue delle aziende e alla quantità/tipologia dei dati acquisiti dalla cyber gang. Safilo group è una società italiana che produce occhiali e ha una revenue pari ad un miliardo di dollari, così come riportato nel post di CL0P.

L’accesso alla rete onion è praticabile da chiunque, anche se non dotato di particolari competenze in materia. Ciò significa che tali dati sono accessibili da qualsiasi persona che sappia normalmente utilizzare un PC e sono ritenute di dominio pubblico (fonti di open source intelligence OSINT).

Come nostra consuetudine, lasciamo spazio ad una dichiarazione dell’azienda qualora voglia darci degli aggiornamenti su questa vicenda e saremo lieti di pubblicarla con uno specifico articolo dando risalto alla questione.

RHC monitorerà l’evoluzione della vicenda in modo da pubblicare ulteriori news sul blog, qualora ci fossero novità sostanziali. Qualora ci siano persone informate sui fatti che volessero fornire informazioni in modo anonimo possono accedere utilizzare la mail crittografata del whistleblower.

Il ransomware Cl0p

Il ransomware, è una tipologia di malware che viene inoculato all’interno di una organizzazione, per poter cifrare i dati e rendere indisponibili i sistemi. Una volta cifrati i dati, i criminali chiedono alla vittima il pagamento di un riscatto, da pagare in criptovalute, per poterli decifrare.

Qualora la vittima non voglia pagare il riscatto, i criminali procederanno con la doppia estorsione, ovvero la minaccia della pubblicazione di dati sensibili precedentemente esfiltrati dalle infrastrutture IT della vittima.

Per comprendere meglio il funzionamento delle organizzazioni criminali all’interno del business del ransomware as a service (RaaS), vi rimandiamo a questi articoli:

Cl0p è una cyber gang criminale che adotta il modello ransomware-as-a-service (RaaS), anche se la sua struttura presenta variazioni che la differenziano da un tipico modello di affiliazione.

La banda di Cl0p è considerata un cacciatore di prede grosse e le sue vittime includono il gigante petrolifero Shell, la banca statunitense Flagstar, Samsung e Nvidia, ma ha colpito anche molte realtà italiane.

Il ransomware CL0P è emerso all’inizio del 2019. Gli attacchi di alto profilo hanno evidenziato le loro campagne aggressive contro le grandi imprese. I payload dannosi sono spesso firmati digitalmente e utilizzano più controlli per evitare l’analisi.

Alcuni esempi CL0P sono progettati per non essere eseguiti su sistemi in lingua russa. Come nel caso di altre importanti famiglie di ransomware, CSimilar a Maze e NetWalker, gli attori dietro il ransomware CL0P hanno pubblicato i dati delle vittime. Questa pratica è iniziata all’inizio del 2020 e continua fino ad oggi.

Il ransomware in genere si diffonde tramite  e-mail dannose, siti Web dannosi e collegamenti dannose. E’ stato osservato anche l’utilizzo di exploit 0day tra cui Accellion FTA, ZeroLogon e MOVEit Transfer.

Il gruppo dietro il ransomware Clop è noto per essere altamente sofisticato e continua a prendere di mira organizzazioni di tutte le dimensioni, rendendolo una minaccia significativa per la sicurezza informatica.

Oltre alle aziende che abbiamo visto in precedenza, CL0P ha preso di mira anche  l’Università del Colorado, l’Università di Miami, la Stanford Medicina, l’Università del Maryland Baltimora (UMB), e l’Università della California. Tutte queste aziende hanno avuto i propri server Accellion FTA violati dal gruppo ransomware Clop, con conseguente perdita di informazioni sensibili e interruzione delle loro operazioni.

Secondo Mandiant, UNC2546 ha sfruttato quattro vulnerabilità zero-day in Accellion’s File Transfer Appliance (FTA) a metà dicembre 2022 CVE-2021-27103 e CVE-2021-27104.

Cl0p funziona crittografando i file della vittima con una chiave di crittografia univoca, quindi richiedendo un pagamento di riscatto per decrittografare i file. Il ransomware crittografa i file utilizzando l’algoritmo di crittografia AES-256, in particolare una combinazione di AES, RSA e RC4. Le chiavi di crittografia vengono quindi archiviate su un server remoto, il che significa che l’attaccante deve essere contattato per recuperare un decryptor per il File.

Cl0p ha anche alcune caratteristiche uniche che lo rendono particolarmente pericoloso. Ad esempio, è in grado di diffondersi attraverso la rete, il che significa che può infettare più computer contemporaneamente. Cl0p ransomware utilizza spesso firme digitali per eludere determinati controlli di sicurezza degli endpoint. Inoltre, è in grado di eliminare i punti di Ripristino configurazione di sistema di Windows, il che complica ulteriormente il processo di ripristino.

Come proteggersi dal ransomware

Le infezioni da ransomware possono essere devastanti per un’organizzazione e il ripristino dei dati può essere un processo difficile e laborioso che richiede operatori altamente specializzati per un recupero affidabile, e anche se in assenza di un backup dei dati, sono molte le volte che il ripristino non ha avuto successo.

Infatti, si consiglia agli utenti e agli amministratori di adottare delle misure di sicurezza preventive per proteggere le proprie reti dalle infezioni da ransomware e sono in ordine di complessità:

  • Formare il personale attraverso corsi di Awareness;
  • Utilizzare un piano di backup e ripristino dei dati per tutte le informazioni critiche. Eseguire e testare backup regolari per limitare l’impatto della perdita di dati o del sistema e per accelerare il processo di ripristino. Da tenere presente che anche i backup connessi alla rete possono essere influenzati dal ransomware. I backup critici devono essere isolati dalla rete per una protezione ottimale;
  • Mantenere il sistema operativo e tutto il software sempre aggiornato con le patch più recenti. Le applicazioni ei sistemi operativi vulnerabili sono l’obiettivo della maggior parte degli attacchi. Garantire che questi siano corretti con gli ultimi aggiornamenti riduce notevolmente il numero di punti di ingresso sfruttabili a disposizione di un utente malintenzionato;
  • Mantenere aggiornato il software antivirus ed eseguire la scansione di tutto il software scaricato da Internet prima dell’esecuzione;
  • Limitare la capacità degli utenti (autorizzazioni) di installare ed eseguire applicazioni software indesiderate e applicare il principio del “privilegio minimo” a tutti i sistemi e servizi. La limitazione di questi privilegi può impedire l’esecuzione del malware o limitarne la capacità di diffondersi attraverso la rete;
  • Evitare di abilitare le macro dagli allegati di posta elettronicaSe un utente apre l’allegato e abilita le macro, il codice incorporato eseguirà il malware sul computer;
  • Non seguire i collegamenti Web non richiesti nelle e-mail;
  • Esporre le connessione Remote Desktop Protocol (RDP) mai direttamente su internet. Qualora si ha necessità di un accesso da internet, il tutto deve essere mediato da una VPN;
  • Implementare sistemi di Intrusion Prevention System (IPS) e Web Application Firewall (WAF) come protezione perimetrale a ridosso dei servizi esposti su internet.
  • Implementare una piattaforma di sicurezza XDR, nativamente automatizzata, possibilmente supportata da un servizio MDR 24 ore su 24, 7 giorni su 7, consentendo di raggiungere una protezione e una visibilità completa ed efficace su endpoint, utenti, reti e applicazioni, indipendentemente dalle risorse, dalle dimensioni del team o dalle competenze, fornendo altresì rilevamento, correlazione, analisi e risposta automatizzate.

Sia gli individui che le organizzazioni sono scoraggiati dal pagare il riscatto, in quanto anche dopo il pagamento le cyber gang possono non rilasciare la chiave di decrittazione oppure le operazioni di ripristino possono subire degli errori e delle inconsistenze.

La sicurezza informatica è una cosa seria e oggi può minare profondamente il business di una azienda.

Oggi occorre cambiare immediatamente mentalità e pensare alla cybersecurity come una parte integrante del business e non pensarci solo dopo che è avvenuto un incidente di sicurezza informatica.

Chiara Nardini
Esperta di Cyber Threat intelligence e di cybersecurity awareness, blogger per passione e ricercatrice di sicurezza informatica. Crede che si possa combattere il cybercrime solo conoscendo le minacce informatiche attraverso una costante attività di "lesson learned" e di divulgazione. Analista di punta per quello che concerne gli incidenti di sicurezza informatica del comparto Italia.