
Il Garante Privacy blocca ChatGPT: fra i motivi del provvedimento emesso, l’assenza di una base giuridica per l’addestramento degli algoritmi, l’adeguatezza delle informazioni fornite agli interessati, la mancanza di un filtro per la verifica dell’età, l’inesattezza del trattamento dei dati personali in quanto non corrispondenti al dato reale. Per questi motivi e la potenziale violazione degli artt. 5, 6, 8, 13 e 25 GDPR è stata disposta in via d’urgenza la limitazione provvisoria, del trattamento dei dati personali degli interessati stabiliti nel territorio italiano nei confronti di OpenAI e l’apertura di un’istruttoria a riguardo.
La società destinataria del provvedimento adesso ha l’obbligo di comunicare entro 20 giorni le misure intraprese in attuazione di quanto richiesto dal Garante, al fine di non esporsi ad una sanzione fino a 20 milioni di euro o fino al 4% del fatturato globale annuo.
Come avevamo segnalato su RHC, la politica a tutela dei minori era limitata ad una dichiarazioni di intenti che giaceva solamente dei termini e condizioni d’uso che ne riservano l’impiego a soggetti di almeno 13 anni. E come ha rilevato il Garante, il servizio veniva però presentato con “l’assenza di qualsivoglia filtro per la verifica dell’età degli utenti esponga i minori a risposte assolutamente inidonee rispetto al loro grado di sviluppo e autoconsapevolezza.“.
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Insomma: soltanto adesso che il Garante Privacy blocca ChatGPT i più ne parlano. Ma noi avevamo sollevato la questione in un periodo in cui l’onda lunga degli entusiasmi fin troppo facili aveva promosso impieghi diffusi. Che hanno offuscato una questione giuridica tutt’altro che di secondaria importanza.
O forse prima non conveniva esporsi più di tanto.
Chissà. Misteri dei facili tecnoentusiasami.
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