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Assumed Breach. Il Perimetro è Caduto: Benvenuti nella Guerra “Dentro” la Rete

Assumed Breach. Il Perimetro è Caduto: Benvenuti nella Guerra “Dentro” la Rete

13 Giugno 2025 07:16

Dalla prospettiva del Red Team, un’analisi critica della fallacia della sicurezza perimetrale e dell’imperativo di testare le capacità di rilevamento e risposta interne.

Per decenni, il paradigma dominante nella cybersecurity è stato quello della “fortezza”: costruire difese perimetrali sempre più alte e sofisticate per tenere gli attaccanti fuori. Firewall di nuova generazione, sistemi di prevenzione delle intrusioni, gateway di sicurezza web ed email – un arsenale imponente schierato a guardia del castello digitale. Tuttavia, dalla prospettiva di chi, come i Red Team, ha il compito di simulare gli avversari più determinati, questa visione si scontra quotidianamente con una realtà più complessa: il perimetro, per quanto robusto, è destinato a essere violato.

Che sia attraverso un’ingegnosa campagna di spear phishing, lo sfruttamento di una vulnerabilità zero-day, una falla nella supply chain o un errore umano, l’accesso iniziale è spesso una questione di “quando”, non di “se”. È qui che l’approccio strategico dell’“Assumed Breach” (o compromissione presunta) emerge non come una teoria pessimistica, ma come una necessità pragmatica per testare e migliorare la reale resilienza di un’organizzazione.

Quando le Mura Cedono: Il Campo di Battaglia Interno

Una volta che un attaccante (o un Red Team che ne simula le azioni) ottiene un primo punto d’appoggio all’interno della rete – un endpoint compromesso, credenziali valide – lo scenario cambia radicalmente. La sicurezza perimetrale ha fallito il suo primo compito e la partita si sposta interamente sulle capacità di difesa, rilevamento e risposta interne. È in questo scenario che il Red Team opera con maggiore efficacia, mettendo a nudo le debolezze spesso trascurate. Le nostre attività si concentrano tipicamente su:

  1. Ricognizione Interna e “Consolidamento del Piede di Porco”: Mappatura della rete interna, identificazione di segmenti di valore, enumerazione di utenti e servizi e stabilizzazione dell’accesso iniziale.
  2. Lateral Movement: Questa è forse la fase più critica e, spesso, la più rumorosa se i sistemi di rilevamento sono ben tarati. Utilizziamo una varietà di tecniche, dal classico Pass-the-Hash/Ticket all’abuso di protocolli come RDP, SMB, WinRM, fino allo sfruttamento di relazioni di fiducia tra sistemi e applicazioni mal configurate. La mancanza di una segmentazione di rete efficace (micro-segmentazione) e di un monitoraggio del traffico Est-Ovest facilita enormemente queste manovre.
  3. Privilege Escalation: L’obiettivo è elevare i privilegi dall’account inizialmente compromesso fino a ottenere accessi amministrativi (Domain Admin, root, Cloud administrator). Questo avviene sfruttando credenziali deboli o riutilizzate, servizi configurati con permessi eccessivi, vulnerabilità note non patchate su sistemi interni, o debolezze strutturali in Active Directory (es. Kerberoasting, ACL permissive).
  4. Evasion e Persistence: Mantenere un accesso persistente e operare sotto traccia è fondamentale. Tecniche di evasione mirano a bypassare EDR/XDR, antivirus e altri controlli locali, mentre la persistenza viene stabilita tramite scheduled task, servizi, chiavi di registro modificate o backdoor più sofisticate.
  5. Raggiungimento dell’Obiettivo (Data Exfiltration, Impatto): Che si tratti di esfiltrare dati sensibili (simulando tecniche per aggirare le soluzioni DLP), cifrare sistemi (in scenari ransomware) o compromettere processi critici, è il culmine dell’operazione.

L’Efficacia del Test “Assumed Breach”

Adottare una metodologia di test basata sull’ “Assumed Breach” significa iniziare l’assessment partendo da uno scenario di compromissione già avvenuta (es. fornendo al Red Team credenziali a basso privilegio o l’accesso a un endpoint “infetto”). I benefici sono molteplici:

  • Focus sul “Detection & Response”: Valuta direttamente la capacità del Blue Team e del SOC di rilevare attività malevole interne e di rispondere efficacemente.
  • Realismo Aumentato: Simula più fedelmente gli scenari di attacco avanzati, dove l’attaccante opera già all’interno.
  • Ottimizzazione degli Investimenti: Aiuta a identificare dove gli investimenti in sicurezza interna (EDR, NDR, SIEM, SOAR, IAM, segmentazione) sono più carenti o dove le configurazioni necessitano di miglioramenti.
  • Validazione dei Playbook di Incident Response: Mette alla prova l’efficacia e la praticità delle procedure di risposta agli incidenti.

Rafforzare la Fortezza dall’Interno: Implicazioni per i Difensori

L’approccio “Assumed Breach” non è un atto d’accusa contro le difese perimetrali, ma un’integrazione necessaria. I difensori devono chiedersi:

  • Visibilità Interna: Abbiamo una visibilità adeguata su ciò che accade all’interno della nostra rete? I nostri log sono sufficienti e correttamente correlati?
  • Capacità di Rilevamento Avanzato: I nostri strumenti (EDR/XDR, NDR, UEBA) sono in grado di rilevare TTPs post-exploitation piuttosto che solo firme di malware note?
  • Principio del Minimo Privilegio e Zero Trust: Stiamo realmente applicando questi principi o esistono scorciatoie e permessi eccessivi che facilitano il movimento laterale?
  • Prontezza alla Risposta: Quanto velocemente possiamo isolare un sistema compromesso, revocare credenziali, analizzare l’incidente e recuperare?

Dalla Prevenzione alla Resilienza

L’evoluzione del panorama delle minacce impone un cambio di paradigma: dalla speranza di una prevenzione infallibile alla costruzione di una resilienza robusta. L’approccio “Assumed Breach”, incarnato dalle attività di Red Teaming, è uno strumento fondamentale in questo percorso. Non si tratta solo di trovare vulnerabilità, ma di testare l’intero ecosistema di difesa – persone, processi e tecnologie – nella sua capacità di resistere, rilevare e rispondere a un avversario che è già riuscito a superare le prime linee.

Solo accettando la possibilità della compromissione possiamo prepararci efficacemente a gestirla, trasformando potenziali disastri in incidenti contenuti e lezioni apprese.

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Luca Errico 300x300
Appassionato di informatica fin da ragazzo, quando passavo notti intere a risolvere problemi che io stesso causavo. Da vent'anni lavoro come Field Engineer. Nel corso del tempo, sono stato sempre più attratto dalla sicurezza informatica. Adoro i videogiochi, la lettura e seguo con molto interesse la politica.

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