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Internet è ineluttabile? Scenari del prossimo muro digitale

Autori: Olivia Terragni, Ilaria Montoro, Antonio Piovesan, Massimiliano Brolli
Data pubblicazione: 19/03/2022

Da bambini ci insegnano che la storia si ripete, quasi come se le regole della storia fossero assolute come quelle della fisica, ma non è così: ciò che accade nella storia – anche se le dinamiche sono simili – accade solo una volta, provocando risultati diversi, ogni volta, come in un gioco. Questo gioco – che noi qui chiamiamo  cyber-fantapolitica –  riguarda alcuni scenari che si stanno delineando sul futuro di Internet.

Oggi vogliamo parlarvi infatti di ciò che succede al nostro Internet a causa del conflitto in corso tra Russia e Ucraina, che si sta trasformando in un conflitto più esteso tra Est e Ovest, anche a causa dei muri digitali costruiti nel tempo. Questi muri contrastano con il vero scopo del del Web, nato come innovazione scientifica e non dalla guerra, come strumento di condivisione e crescita. Da qui osservando quel che sta accadendo, vi raccontiamo ciò che è successo, ciò che si sta delineando, disegnando alla fine tre scenari  – più o meno complessi –  che potenzialmente potrebbero avverarsi.  

La storica linea rossa tra Est e Ovest

Dopo la seconda guerra mondiale, il mondo fu separato in due blocchi, o zone di diversa influenza politica sovietica e angloamericana: si trattava di una vera e propria linea rossa di demarcazione, che correva lungo il confine tra l’Europa Occidentale e quello Orientale, che segnò l’inizio della guerra fredda. 

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Chiamata da Winston Churchill “cortina di ferro” (cit. “Una cortina di ferro è scesa sull’Europa”,1946), questa linea “da Stettino sul Baltico fino a Trieste sull’Adriatico”, divise anche la Germania in due Repubbliche – democratica (DDR) e federale. Nonostante le promesse di Walter Ulbricht, capo di Stato della DDR, (“Nessuno ha intenzione di costruire un muro”) nella notte tra il 12 e il 13 agosto 1961, per bloccare l’esodo dei cittadini da Berlino verso i territori occidentali, venne costruita inoltre, tra le due repubbliche una barriera in filo spinato, che diventò ben presto un muro in pietra, alto 3,6 metri, che tutti conosciamo con il nome di  “muro di Berlino”

Laddove però, si costruiscono dei muri, la storia ci insegna che c’è sempre chi sarà disposto ad abbatterli, in forme e tempi diversi. 

Tuttavia, non sarà certo con un click – come siamo soliti fare oggi –  che riusciremo mai a cancellare questa verità: che gli spari e i bombardamenti finiranno, ma la cultura, l’innovazione, avranno subito perdite incommensurabili, certo non gravi come le dolorose e tragiche immagini che vediamo oggi, ma che potrebbero ripetersi e tradursi in un danno gravissimo per tutta l’umanità.

Il muro digitale di domani e l’escalation di divieti

La cronaca attuale, altro non potrebbe che farci pensare che il conflitto in corso tra Ucraina e Russia, iniziato nel cyber spazio e poi sfociato in guerra convenzionale, stia portando nuovamente ad una vecchia e antica chiusura.

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Realtà o ipotesi? A voi l’ardua sentenza. In tema di cyber, molti si aspettavano una guerra informatica in piena regola, ed invece si sta trasformando –  fuori dalla trincee – in rappresaglie informatiche all’interno di un altro conflitto che sta rialzando un muro tra i cittadini globali: mentre la Russia blocca ai suoi cittadini l’accesso a Facebook, il regolatore statale russo delle comunicazioni, Roskomnadzor, ha affermato di aver limitato anche l’accesso a Twitter, accusando i social i discriminazione, quando l’Europa blocca i media online russi ovunque, anche sui motori di ricerca. 

Ma dopo Facebook e Twitter, anche Microsoft, Cisco, Instagram, sono tra i molti nomi delle grandi aziende IT americane che hanno abbandonato il suolo Russo, e un nuovo muro si alza nello spazio informativo, solo che questa volta è prima di tutto digitale. 

Chi ne pagherà il prezzo? 

La storia ci insegna che c’è sempre qualcuno che riuscirà a superare un muro, con intuito, arte ed ingegno, ma davvero si sta delineando questa situazione che sta nuovamente radicalizzando questo nuovo pensiero?

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Si sta delineando una chiusura alla libertà di espressione, fondamento su cui si è sviluppato il tessuto dello stesso Internet? Sarà un’escalation esponenziale di VPN e divieti di siti/piattaforme, quindi una vera e propria corsa agli armamenti della tecnologia VPN, proxy e tunneling come è già successo in Cina?

Internet: innovazione scientifica nata sotto l’idea della condivisione e non della guerra

In breve, Internet – che ha trasformato le nostre vite – è molto più vecchio di quanto forse crediamo: la sua storia è connessa a ARPA (ora DARPA, Defense Advanced Research Projects Agency), e ai suoi studi sul networking e la condivisione di informazioni.

L’inizio della sua storia fu la notte del 29 ottobre 1969, alle 22:30, quando uno studente dell’UCLA inviò il  messaggio “LO” da un computer SDS Sigma 7 a un’altra macchina presso lo Stanford Research Institute di Menlo Park, a pochi chilometri di distanza. 

In realtà la parola che lo studente voleva scrivere era “LOGIN”, ma la macchina si bloccò prima che l’intera parola potesse essere digitata. 

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Era l’inizio della nuova era della comunicazione online, non solo era l’inizio della sperimentazione umana su come uomo e macchina potessero collaborare in modo intelligente, “parlare” quindi tra loro, scambiarsi dati e avviare una varietà di processi. 

Primo tra tutti fu Joseph Licklider, a studiare il modo in cui questo potesse avvenire: così nel 1963, una volta divenuto direttore dell’l’Agenzia per i progetti di ricerca avanzata del Dipartimento della difesa degli Stati Uniti (ARPA), cercò di sviluppare i suoi piani. 

Ed ecco che una rete di comunicazione che collega uomini e macchine a distanza prese forma diventando ARPANet. e sembra uno scherzo ma Licklider la chiamò “Rete di computer intergalattici”.

Così, contrariamente a ciò che molti di voi pensano, no, ARPANet non nacque da una storia di guerra e sofferenza, ma dalla mente di alcuni visionari per aiutare l’uomo e la ricerca scientifica, per scambiare dati, inviare e ricevere documenti di grandi dimensioni. Poi come in tutte le storie c’è l’antagonista, il mondo militare, che voleva una rete mobile per collegare insieme carri armati, aerei, navi e altre risorse, il che richiedeva l’uso di sistemi radio e satellitari. 

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Internet era appena nato e presto, qualcuno lo avrebbe aperto al pubblico. Fu Tim Berners Lee, che lavorò all’accessibilità di Internet, alla fine degli anni ‘90 e alla nascita dei primi browser e del World Wide Web.

“Le persone mi hanno spesso chiesto se il Web design fosse influenzato dalla filosofia Unitaria Universalista. Devo dire che non lo era in modo esplicito, poiché ho sviluppato il Web ben prima di imbattermi nell’Universalismo Unitario. Ma ripensandoci, suppongo che ci siano dei parallelismi tra le filosofie” Tim Berners Lee

Quindi chi lo avrebbe detto? Alla base di Internet e del World Wide Web c’era la sete di conoscenza, di condivisione, l’ideale della tolleranza delle altrui convinzioni, forse non è così evidente nelle comunità in cui si parla di dati, formati, protocolli e rispetto per le macchine e i sistemi.

Internet è nato come struttura decentralizzata, con alla base solo un insieme di regole che consentano alle persone di lavorare insieme in armonia al mondo di domani, senza sistemi gerarchici. “Sii conservatore in quello che fai e liberale in quello che ti aspetti” disse Tim Berners Lee di averlo sentito citare da Vint Cerf. 

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Strumenti di censura nel cyberspace

Dei muri digitali già sono stati costruiti nel mondo per permettere di non rendere accessibili contenuti ed informazioni agli abitanti di specifici paesi, come ad esempio la Cina e il suo “Great Firewall of a China”, che permette al governo di Pechino di esercitare la censura nei confronti di contenuti provenienti dal mondo occidentale.

Vediamo dal punto di vista tecnico di cosa si tratta.

Il Great Firewall, nasce a partire dal 2003 in seno al progetto “Golden Shield Project”, un enorme sistema di sorveglianza e censura, il cui hardware è stato fornito principalmente da società statunitensi, tra cui Cisco Systems. Il progetto è stato completato nel 2006 ed è ora realizzato in edifici con macchine presidiate da civili e la supervisione dalle forze di polizia nazionali cinesi, il Public Security Bureau (PSB)…. tale struttura potrebbe ricordarci il lavoro di Winston Smith al ministero della Verità di Orwelliana memoria del best seller 1984.

La principale operatività dei guardiani del Golden Shield Project include

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– il monitoraggio di siti Web ed e-mail nazionali 

– la ricerca di frasi politicamente sensibili 

– la ricerca di inviti alla protesta.

Quando vengono trovati contenuti ritenuti “dannosi”, funzionari locali del PSB possono essere inviati a indagare o anche ad effettuare arresti. Tuttavia, già alla fine del 2007 il Golden Shield Project ha dimostrato di funzionare in modo alterno, poiché gli utenti si erano adattati nel tempo al blocco di Internet ed avevano provveduto ad utilizzare server proxy, tra le altre strategie, per effettuare comunicazioni  circumnavigando i blocchi.

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Questo monitoraggio è svolto con le seguenti tecniche:

Filtraggio attivo

Una funzione del GFW cinese è impedire in modo selettivo l’accesso ai contenuti. È realizzato principalmente attraverso l’uso di hardware Cisco, Huawei e Semptian. Non tutti i contenuti sensibili vengono bloccati; nel 2007 lo studioso Jedidiah R. Crandall e altri hanno affermato che lo scopo principale non è bloccare al 100%, ma piuttosto segnalare e avvertire, al fine di incoraggiare l’autocensura … il vostro Grande Fratello vi ascolta cinesi  … 

Un elenco incompleto di tattiche di filtraggio include:

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  • il ban di range di IP address 
  • lo spoofing, il filtraggio ed il reindirizzamento a livello DNS con DNS hijacking
  • lo URL filtering alla ricerca di parole chiave anche nel solo nome server (per le richieste HTTPS)
  • il QoS filtering al fine di “apprendere, filtrare e bloccare” gli utenti in base al comportamento del traffico, attraverso la Deep Packet Inspection del traffico. Questo metodo è stato originariamente sviluppato per bloccare le VPN ed è stato esteso per entrare a far parte del sistema di filtraggio standard del GFW.
  • Packet forging e  TCP reset attacks: GFW può terminare arbitrariamente le trasmissioni TCP, attraverso contraffazione dei pacchetti stessi. Il blocco viene eseguito utilizzando un TCP reset attack: questo attacco non blocca le richieste TCP né le risposte TCP, ma invia un pacchetto “RST” TCP dannoso al mittente, notificando una  fine della connessione FAKE.
  • Attacchi Man-in-the-middle su comunicazioni  HTTP over TLS che avvengono con l’uso di certificati emessi da   certificate authority (CA) di stato cinesi.

Sondaggio attivo

Diversi servizi come Tor o provider VPN hanno riferito di aver ricevuto connessioni TCP/IP non richieste poco dopo l’uso legittimo, per il presunto scopo di enumerare in rete i servizi, in particolare TLS/SSL e servizi Tor, con l’obiettivo di facilitare il blocco IP. Ad esempio, poco dopo che una richiesta VPN è stata emessa da un client VPN cinese legittimo e passa in uscita attraverso il Great Firewall a un IP VPN nascosto, il Great Firewall può rilevare l’attività ed emettere la propria sonda attiva per verificare la natura del precedente- IP VPN sconosciuto e, se il probe conferma che l’IP fa parte di una VPN inserita nella lista nera, inserire nella lista nera l’IP.

Distribuzione proxy

Il Great Firewall estrae gli IP dei server Tor e VPN dai canali di distribuzione ufficiali e li enumera.

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Ed ora oltrepassando per un attimo la muraglia del Great Firewall, è possibile constatare che da quando la Russia ha invaso l’Ucraina, la Cina ha evitato di condannare esteriormente le azioni russe. Potremmo definire che l’apparato di controllo delle informazioni della Cina – un misto di direttive statali, autoregolamentazione delle piattaforme e autocensura individuale – è stato in forte esposizione dopo la decisione di Putin di invadere l’Ucraina.

La linea ufficiale di Pechino sulla guerra, accusa l’Occidente e l’alleanza di difesa della NATO di aver spinto Putin verso il conflitto. In sostanza, il governo controlla ciò che gli utenti vogliono vedere e sapere.Questa posizione è stata ampiamente diffusa non solo dai media statali, ma anche dalle piattaforme Tencent (che  possiede WeChat, un servizio di messaggistica e di rete con 1,2 miliardi di utenti), Sina Weibo (piattaforma di social media cinese con circa 500 milioni di utenti) e Douyin (sorella nazionale cinese dell’app di video brevi TikTok, con più di 600 milioni di utenti). Scrive il Financial Times. 

Molte delle aziende più popolari tra gli investitori sono soggette a rigidi controlli statali, ha detto Boudreault, aggiungendo che le aziende tecnologiche e dei media sono “estremamente vulnerabili al colpo di penna di un burocrate cinese”.

Ad accomunare Russia e Cina non sono solo alcune visioni politiche e geopolitiche nel mondo reale. Sempre più le sintonie tra i due Paesi convergono sul modello di un nuovo ‘autoritarismo digitale’ mirato a sorvegliare il cyber spazio a livello domestico per controllare l’opinione pubblica, stroncare sul nascere la diffusione di manifestazioni di dissenso ed evitare che opinioni e notizie provenienti dall’estero possano “alterare” l’equilibrio interno. Viene vietata, ad esempio, l’indicizzazione di  specifici argomenti all’interno dei motori di ricerca come Google o si pensi ai criteri utilizzati dalle autorità per determinare se un individuo merita il marchio di “agente straniero”. 

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“QUESTO MEDIA/MATERIALE DI INFORMAZIONE È STATO CREATO E/O DIVULGATO DA UN MASS MEDIA STRANIERO CHE SVOLGE LE FUNZIONI DI UN AGENTE STRANIERO E/O DA UN’ENTITÀ GIURIDICA RUSSA CHE SVOLGE LE FUNZIONI DI UN AGENTE STRANIERO”.

Questo è il disclaimer, tassativamente in maiuscolo pena ammenda, che bisogna aggiungere ad ogni articolo, pubblicazione, video e tecnicamente anche ad ogni post social, una volta aggiunti alla lista degli “agenti stranieri” dal  Ministero della giustizia della Federazione Russa. 

Nella lista sono finiti principalmente media online dell’opposizione e giornalisti investigativi, come Tv Dozhd. Negli ultimi anni, seppur in Russia ci sia stato uno sviluppo di media alternativi e giornalisti di inchiesta, la questione delle nomine ad “agente straniero” continua a rappresentare un colpo brutale inflitto al giornalismo indipendente. 

Ed ora veniamo alla realtà di questi giorni. Dall’inizio effettivo della guerra in Ucraina, le autorità russe hanno aumentato ancora di più il controllo della comunicazione e della terminologia da utilizzare, imponendo un tipo di narrativa che tutti i media ufficiali utilizzano volontariamente e che i media di opposizione sono tenuti a rispettare. L’idea di fondo si baserebbe su una risposta mirata e precisa alle provocazioni del governo di Kiev che avrebbe minacciato la vita e la libertà delle popolazioni russofone nell’est del Paese.

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Lunedì 14 Marzo, Marina Ovsyannikova è entrata sul set di Vremya, il principale telegiornale russo, trasmesso dal 1994 sul Primo Canale (Channel One) , gridando “Fermate la guerra. Non credete alla propaganda. Vi stanno mentendo”, denunciando la “propaganda” del governo. 

La giornalista, è ricomparsa in tribunale dopo essere sparita per diverse ore e adesso è stata rilasciata dopo la condanna al pagamento di una multa di 30.000 rubli per aver organizzato un evento pubblico non autorizzato.

Un momento sorprendente di protesta pubblica mentre il Cremlino reprime qualsiasi critica alla sua invasione in Ucraina, come dichiara anche il Washington Post

Come una Jennifer Lawrence in Don’t look up, che confluisce in un unico e spaventoso veritiero teatro dell’assurdo, riesce a replicare drammaticamente la contemporaneità asfissiante di cui tutti facciamo parte. Eh già, perché il fulcro di tutto coincide con la reazione dell’opinione pubblica e la gestione dell’informazione

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Perché una cosa risulta incontestabile, quella in Ucraina è destinata ad essere non solo la prima guerra documentata in tempo reale sui social, ma anche la prima combattuta dai social media. Il primo colpo lo ha sparato Twitter la sera del 10 marzo, quando ha eliminato un post dell’ambasciata russa a Londra che sosteneva la tesi secondo cui il bombardamento di un ospedale a Mariupol da parte delle forze di Mosca è stata una messinscena. Dopo 24 ore media, influencer e vari creatori di contenuti (e di fake news) russi si sono trovati tagliati fuori da praticamente qualunque social occidentale. Ma quelle intraprese da Twitter, Facebook, TikTok, YouTube e Instagram non sono solo azioni ‘passive’. 

Meta – che possiede Facebook e Instagram oltre alla app di messaggistica WhatsApp – ha deciso con una mossa senza precedenti di allentare i freni ai ‘post di odio‘ contro le forze russe impegnate in Ucraina. Un provvedimento preso per “proteggere la libertà di parola come espressione di autodifesa di un popolo in reazione all’invasione militare del proprio Paese”, ha spiegato il presidente per gli Affari globali di Meta, Nick Clegg, ma significativo per un’azienda che per aver chiuso troppe volte gli occhi di fronte all’hate speech sulle sue piattaforme; è persino finita sotto accusa di fronte al Congresso. 

Mosca ha reagito limitando l’accesso a Instagram, accusando la piattaforma di diffondere appelli alla violenza e ha annunciato l’avvio di un’azione legale contro per classificare Meta come organizzazione “estremista”. 

YouTube ha bloccato a livello mondiale i canali dei media russi finanziati dallo Stato perché la politica dell’azienda è di “vietare i contenuti che negano o banalizzano eventi di ben documentata violenza“. 

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TikTok, L’app di condivisione video di proprietà cinese, ha dichiarato di aver vietato lo streaming live e il caricamento di nuovi contenuti non russi, il che significa che l’unico contenuto che gli utenti russi possono vedere sono vecchi video caricati da account con sede in Russia. The Guardian afferma che, l’app attualmente stia applicando etichette ad alcuni account di media controllati dallo stato, come Tass che ora portano l’etichetta “Media statali russi“. 

Mentre, al di fuori della Russia, TikTok ha anche bloccato gli account di RT, una rete televisiva statale russa, e Sputnik, un’agenzia di stampa con sede a Mosca. Ad oggi i servizi di notizie hanno ancora decine di milioni di follower in Cina e le società della piattaforma hanno affermato che il blocco dei contenuti del servizio russo richiederebbe ordini da Pechino.

Johnny Patterson, direttore politico di Hong Kong Watch, un gruppo di ricerca con sede nel Regno Unito, riferendosi ai fornitori di indici internazionali ha affermato che:

 “l’Ucraina è un “campanello d’allarme per gli investitori esposti a regimi autoritari espansionisti. Uno dei problemi più preoccupanti è il livello di investimento passivo in queste società, in particolare Tencent e Alibaba. Il loro peso elevato negli indici MSCI e FTSE significano che quasi tutti i fondi pensione e gli investitori istituzionali sono seriamente esposti, sia in California che a Londra

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Ed ecco gli ingredienti per una visione distopica del mondo, in cui i social media stanno radicalmente riformulando la visione di una guerra in un conflitto ibrido: ad azioni militari si sono aggiunte le strategie di una guerra cibernetica, supportata dalla diffusione di fake news in tutte le sue forme. L’utilizzo di bot farm, account falsi in grado di far circolare notizie non veritiere, hanno messo piede in Ucraina prima delle truppe stesse. L’era in cui possiamo seguire in diretta il conflitto, bypassando propaganda e fonti governative. 

Le innumerevoli fonti, liberamente accessibili, rendono la guerra onnipresente. E questo è inoppugnabile.

Ma in che modo ciò influisce sul conflitto e sulla nostra percezione dello stesso?

Come civili, potremmo affermare che di sicuro c’è minor dipendenza da  fonti governative e giornalistiche. E sebbene, ora più che mai, bisogna compiere una minuziosa verifica delle fonti, bisogna inoltre fare i conti con gli algoritmi dei social media, che non considerano l’effettiva rilevanza dei contenuti proposti. Il rischio è che all’utente si presenti un quadro generale distorto.

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Erano passate poco meno di 24 ore dall’ingresso dei carri armati russi in Ucraina quando nella notte italiana tra il 24 e il 25 febbraio Anonymous ha dichiarato “guerra informatica totale” a Putin.  Da allora attacchi coordinati, lupi solitari e rivendicazioni su Twitter si sono moltiplicati.

Una mobilitazione senza precedenti di hacker e cyberattivisti in ogni parte del mondo, pronti a difendere l’Ucraina dalle proprie tastiere, a cercare di creare danni, di qualunque tipo, alla Russia. Così è partita una caccia alle falle nei sistemi di sicurezza del Cremlino, si sono moltiplicati gli attacchi ai siti di informazione, agenzie di stampa statali e non, siti di colossi energetici e piccole biblioteche locali. 

E tra le campagne lanciate, persone in tutto il mondo stanno utilizzando un nuovo sito Web per aggirare la macchina di propaganda del Cremlino inviando messaggi individuali sulla guerra in Ucraina a persone casuali in Russia. Il portale, come abbiamo verificato, si chiama https://1920.in/ .  È uno strumento la cui esistenza è raccontata in particolare dall’account @YourAnonNews su Twitter, che è una delle voci del collettivo di hacker Anonymous. È il lavoro degli sviluppatori polacchi appartenenti al gruppo Squad303.

1920 si riferisce alla guerra sovietico-polacca del 1919 -1921 e Squad303 si riferisce al trecentoseiesimo squadrone di caccia polacco con piloti polacchi che combatterono nella Royal Air Force durante la seconda guerra mondiale.

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Tramite il sito Web 1920.in , viene offerto di inviare SMS a numeri di cellulare selezionati casualmente di utenti russi. In tempo di guerra in Ucraina, lo scopo dei suoi messaggi è avvisare della censura dei media russi e del fatto che il ” Cremlino mente”. 

Direttamente dal proprio smartphone, un utente può quindi inviare diversi tipi di messaggi in russo a un numero di cellulare associato. Esiste anche una controparte a questo servizio per l’invio di un’e-mail direttamente a un cittadino russo                     ( https://mail.1920.in/ ) e con WhatsApp ( https://wa.1920.in/ ). 

il Wall Street Journal riporta che il gruppo Squad303 ha ottenuto 20 milioni di numeri di cellulare russi e quasi 140 milioni di indirizzi e-mail da privati ​​e aziende russe. Lo strumento è stato lanciato il 6 marzo e nell’arco di una settimana, Squad303 ha affermato di aver inviato 20 milioni di messaggi di testo.

E’ nata anche la nuova piattaforma internazionale #MyWar (https://www.mywar.in.ua/ ). A lanciarla il Ministero della Cultura e della Politica dell’Informazione dell’Ucraina, l’Associazione dell’Innovazione e dell’Educazione Digitale e la Totonis Company secondo quanto riporta il canale Mbc Ucraine. Ogni ucraino, come testimone della guerra, può descrivere la propria storia, diffondere fatti reali ed esperienze personali.

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Insomma, quel che sembra delinearsi è una cristallizzazione dell’opinione pubblica: chi è contro la guerra non ha più possibilità di esprimersi, né sui social né nelle piazze, e chi è favorevole avrà tendenza a restare in tale dato il blocco di controinformazioni, almeno finché le sanzioni non cambieranno la qualità di vita della popolazione. Vietato dire o scrivere le parole “invasione” e “guerra” per raccontare le atrocità che il presidente russo Vladimir Putin ha deciso di infliggere al popolo ucraino invadendo il loro Paese. Questa è la Russia di oggi, dove la libertà di stampa già non godeva di ottima salute ma adesso è praticamente inesistente.

E qui si materializza una visione: Cosa succede alle fondamenta della democrazia quando si sposa con le nuove tecnologie fino a diventare impossibile delinearne i confini?

Strumenti di Bypass della censura

Il Tunnel 57 (a cui fu dedicato anche un film) era lungo 145 metri ed era alto un metro e mezzo, partiva dal seminterrato di un panificio di Berlino Est e sbucava nel giardino di una casa di Berlino Ovest. Richiese diversi mesi di costruzione, ma permise la libertà dall’oppressione sovietica a 57 berlinesi dell’Est.

Il Tunnel 57 è stato uno tra i tanti modi di bypass del “muro di Berlino” e questo accadde nel 1964, ma a distanza di quasi 60 anni, un nuovo muro compare nella storia. Questa volta non si tratta di un muro di pietra, ma di un muro digitale.

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Notizia che circola nelle ultime settimane è che la Russia, si sta organizzando per rendere attiva la sua grande inTRAnet nazionale, la Runet, già predisposta da tempo attraverso le leggi dell'”internet sovrano”, per consentire alla popolazione Russa di navigare all’interno della loro grande rete, senza avere contaminazioni dalla rete Internet globale.

Runet (russo: Рунет),  che sta per Ru (codice sia per la lingua russa che per il dominio di primo livello russo) e net/network, è la comunità in lingua russa su Internet. 

Per gli utenti ordinari, il termine Runet significa che il contenuto dei siti Web è disponibile per utenti russi che non conoscono lingue straniere o che i negozi che si trovano online hanno una sede in Russia (ad esempio motori di ricerca russi, servizi di posta elettronica, antivirus, dizionari, in generale cloni in lingua russa di Facebook, Amazon, YouTube, eBay, PayPal, Foursquare, ecc. per l’utilizzo in tutti gli stati post-sovietici), quindi il termine è correlato all’uso pratico per gli utenti finali. Essere su Runet offre a un’azienda dei vantaggi, poiché molte società IT locali hanno più successo dei servizi non russi sul mercato russo. Dagli anni ’90 ai primi anni 2000, le società straniere non volevano operare nel mercato russo per localizzare lì i loro prodotti, quindi le start-up con sede in Russia erano più “attraenti” per gli utenti di lingua russa. Al giorno d’oggi, alcuni utenti russi non sono interessati all’utilizzo di servizi come Facebook o Google Maps perché i servizi locali hanno funzionalità e comunità locali più specifiche per la Russia (VK.com, servizi Yandex, ecc.), sebbene molti siti Web internazionali abbiano una qualità molto elevata con la localizzazione russa e la ricerca su Google ha avuto il pieno supporto della morfologia russa da circa 10 anni. Queste considerazioni  sono più o meno applicabili alla maggior parte degli stati post-sovietici:  questi stati utilizzano Internet in lingua russa.

Molti funzionari del governo russo usano attivamente il termine RUnet  come sinonimo di Internet nel territorio della Russia, cioè per l’infrastruttura Internet, che è soggetta alla legge russa (comprese le leggi russe sulla censura, sul diritto d’autore, sulle società, sulla pubblicità, ecc.), ma la comunità online russa non supporta questo uso del termine poiché milioni di utenti usano la lingua russa su Internet mentre vivono fuori dalla Russia; Il russo è parlato in gran parte dell’Europa orientale che non rientra nel territorio russo.

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“Nel corso degli ultimi anni ci sono già state due prove di disconnessione dichiarate ufficialmente dalla Russia per testare la rete RuNet”, sottolinea Pierluigi Paganini, esperto di cybersecurity e intelligence. “Nel caso specifico non si parla di filtro, Great Firewall come la Cina, ma disconnessione vera e propria sul modello della Corea del Nord, staccarsi dalla rete mondiale e fare in modo che il traffico rimanga confinato. Questo vuol dire che la rete continua a funzionare internamente per i servizi amministrativi e di governo, ma anche per l’e-commerce nazionale e il social media russo Vkontakte”.

Il governo russo negli ultimi due anni ha anche aumentato i suoi tentativi di censurare la home page di Google, nonostante la piattaforma di Mountain View non sia la più utilizzata nel Paese, che per le ricerche si affida soprattutto a Yandex. Dal 2016, le richieste di rimozione di contenuti da Google Search, Google News, Google App Store e YouTube, tra gli altri, sono aumentate vertiginosamente.

Nella prima metà del 2021, riporta il più recente Google Transparency Report, la Russia ha presentato quasi 19.000 richieste di rimozione di oltre 200.000 contenuti, ed è di gran lunga il Paese con il maggior numero di richieste di rimozione di contenuti da Google.

Ora a marzo 2022, c’è stata una lunga lista di piattaforme tecnologiche e media indipendenti che hanno sospeso i servizi in Russia, dopo l’inasprimento della legge sulle ‘fake news’, altre sono state oscurate dalle autorità russe, come Amnesty International.

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Elusione

Tor è progettato per “eludere” la censura facendo rimbalzare il traffico degli utenti attraverso una serie di nodi di inoltro, mascherando le sue vere origini e destinazioni. Se i russi tentassero di chiudere i siti Web ospitati dallo “Western Tor”, è probabile che fallirebbero, ma precedenti tentativi di arrestare gli operatori degli exit nodes locali hanno dato dei risultati.

I relè di uscita di Tor sono stati a lungo un obiettivo, non solo per le forze dell’ordine in Occidente come per i paesi autoritari, ma anche per coloro che cercano di registrare e tracciare gli utenti dei nodi di uscita come potrebbero essere i “cryptocurrency scammers”.

Per quanto riguarda le più ampie ambizioni russe di blocco di Internet,  la Russia e altri paesi autoritari (che la pensano allo stesso modo) hanno costruito silenziosamente le cosiddette “splinternet” – versioni di Internet con firewall locali. Definite anche “balcanizzazioni digitali”, la loro versione russa è la sopra citata RUnet. (I lavori su RUnet sono iniziati nel 2014, culminati con test su vasta scala durante il 2019). Come detto, l’idea alla base di Runet  – progetto supervisionato da Natalya Kasperskaya, co-fondatrice della società di antivirus che porta il suo nome da sposata, nonché ex moglie del suo CEO Eugene – è che i servizi dipendenti da Internet in Russia possono continuare a funzionare mentre le risorse non russe siano state completamente bloccate

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Se la Russia abiliterà Runet, non solo la sua popolazione noterà immediatamente la perdita di connettività con i servizi ospitati in Occidente, ma dovrà anche “bussare alla porta” di Tor e ricorrere all’uso di VPN.

Ecco quindi che Twitter fa capolino nel mondo della onion routing, la rete TOR.

Ma … gli utenti in Russia potranno accedere alla versione Tor di Twitter?

Ciò dipende più dalla disponibilità del sw Tor in Russia. Finora, a marzo 2022, il 12,77% degli utenti di Tor Relay si connetteva originariamente dalla Russia, secondo i dati mantenuti dal Tor Project.

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“Per quanto possiamo dire, se qualcuno è in grado di connettersi alla rete Tor, dovrebbe essere in grado di utilizzare questo servizio onion. La censura contro Tor è stata variata in Russia in questo momento rispetto a quando è iniziata nel dicembre 2021. Alcuni ISP bloccano la rete onion, altri no”, ha detto a Motherboard Tor Project in un’e-mail. Hanno aggiunto di aver chiesto agli utenti della rete onion di testare se possano accedere alla versione Tor di Twitter dall’interno della Russia.

Quando i governi bloccano l’accesso alla rete Tor, a volte gli utenti possono ancora accedervi tramite l’uso di un “bridge”. Un bridge è essenzialmente un altro relay Tor che non è pubblicamente noto, quindi potrebbe essere più difficile da bloccare.

La disponibilità di tali nodi in territorio russo è però legata alla volontà del singolo … che a volte viene “arrestato come terrorista”.

Ne è esempio Dmitry Bogatov: Dmitry, 25 anni, insegnante di matematica alla MFUA (Moscow Finance and Law University), è stato arrestato il 6 aprile 2017 ed amministrava un nodo di uscita Tor da casa sua;Dmitry è entrato a far parte del grande procedimento penale avviato dalla Commissione investigativa russa sul tema “Incitamento a rivolte di massa” durante l’azione di protesta tenutasi il 2 aprile a Mosca. Secondo la commissione investigativa, Bogatov stava postando messaggi sul forum sysadmin.ru, incitando ad azioni violente, come ad esempio portare “bottiglie, stoffa, benzina, trementina, plastica espansa” in Piazza Rossa. Negli atti dell’Inchiesta, si legge che gli esperti avrebbero analizzato il testo di questi messaggi rilevando “caratteristiche linguistiche e psicologiche proprie dell’istigazione al terrorismo”.

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Cyber-fantapolitica: i tre scenari di Red Hot Cyber sul futuro del Web

  1. Lo scenario, immaginato in un’ottica distopica – apocalittica dell’impatto sociale, politico e umano del web, ci viene offerto dal populismo messo in scena da Waldo, l’orsetto blu di un noto episodio di Black Mirror. Vota Waldo, mostra infatti, come la componente digitale sia primaria nella ricostruzione di nuove identità collettive. Bauman, sociologo, filosofo e accademico polacco, affermava che il populismo di oggi è disincarnato. Non ha bisogno di corpi per esistere, le interazioni avvengono tra soggetti virtuali, immagini profilo al posto di persone, uniti dalla libertà di scegliere, all’interno di una serie limitata di possibilità. Solo uno dei modi utilizzati per mettere in scena le proprie sensazioni. 

Sarà la gente a decidere, pollice su, pollice giù. La maggioranza vince, questa è democrazia”, vi presento Waldo signori, Il popolo digitale

Ogni commento online pubblicato su un social ne genera altri, di ogni post rimane memoria eterna che può essere utilizzata in un secondo momento, risignificata, estrapolata dal contesto in cui è stata generata e veicolata a supporto di altri sensi. Così, tra un like ed un’indignazione virtuale, il pubblico si ricostruisce nei termini nuovi di “comunità interconnessa” con caratteristiche più simili a quelle di un imprevedibile sciame di insetti. 

Hannah Arendt (2006), in Che cos’è la politica? scriveva quanto la politica nascesse nell’infra e si affermasse come relazione. Ma quando lo spazio della relazione rimane solo quello della rete, la dimensione politica si polverizza. Il campo all’interno del quale si strutturano significati diventa iperspazio e la democrazia virtuale. E se democrazia significherebbe possibili vulnerabilità dei sistemi informatici utilizzati, da cui potrebbe derivare una manipolazione dei voti, nonché una violazione del diritto di segretezza del voto, con conseguente ed evidente pericolo per la veridicità dei risultati ottenuti; o fake news costruite ad arte, inviate in modo mirato ad utenti specifici per consolidare i loro pregiudizi, questa sarebbe “sovversione”, e noi ne saremmo gli strumenti. Piccoli personaggi alla mercé di un narratore spietato, inseriti in un racconto che non abbiamo scritto. 

  1. Lo scenario peggiore che si potrebbe verificare è quello in cui il conflitto attuale si trasforma definitivamente in una guerra fredda globalizzata tra le maggiori potenze: USA, Russia, Cina, Europa e altre aree che si schierano in base a interessi politici e/o economici. Il mondo si trasforma in blocchi di potere, la tecnologia viene controllata e l’informazione subisce censure e controlli pesanti, fino a quando Russia e Cina si staccano dal World Wide Web e Internet, e come lo conoscevamo, scompare,  sostituito da reti private a livello nazionale o di blocco, ogni paese gestisce la sua rete privata non più neutrale, vi saranno larghezze di banda distinte tra ricchi e poveri, ovvero tra chi potrà pagare il servizio e chi non potrà avrà una larghezza di banda ridotta I giganti tecnologici verranno smantellati. Verranno istituiti dei War Game – come nel peggior libro sugli scenari distopici –  tra l’Online, il virtuale e la realtà aumentata, nei quali i partecipanti combatteranno per il proprio blocco o si guadagnano crediti per la banda larga? L’hacking sarà vietato dalla legge in ogni sua forma, lasciando spunto a gruppi di dissidenti. Le persone sono lasciate a se stesse, a combattere contro lo status quo e la sorveglianza. La guerra così si sposta definitivamente nell’underground per le proteste,e a furia di attacchi Internet ne subisce uno massivo che lo fa crollare rallentandolo sino all’1% della sua capacità e la maggior parte dei dati è resa illeggibile, oscurata.
  1. Un terzo scenario che si potrebbe realizzare è semplicemente un aumento della censura e dell’informazione a causa del prolungarsi di un’eventuale guerra fredda tra i paesi: anni in cui la tecnologia a causa della morta collaborazione tra le culture probabilmente avrà un’inflessione di curva, con spauracchi sull’utilizzo di tecnologie straniere tra isolazionismo e barriere di confine. La tecnologia sarà utilizzata solo per fini ristretti. Sarà anche la fine della privacy per lungo tempo a causa di necessarie misure di difesa e protezione e il sistema dei digital commons crollerà, come lo scambio tra le culture, realizzando blocchi separati tra le economie digitali che verranno frammentate e isolate. Qualsiasi scambio diventerà impossibile. Probabilmente ogni parte adotterà le sue strategie – ma l’Europa sarà quella che rimarrà più indietro di tutti –  e non avremmo più accesso ad una libertà di scelta sulla quale sino ad oggi potevamo contare: si potrebbe delineare anche un servizio all-in per i dispositivi in nostro possesso e scarsa possibilità di personalizzazione, il prezzo dei dispositivi sarà un all-in con i servizi offerti con interfacce standardizzate.  Aumenterà sicuramente il fenomeno della pirateria, con attività focalizzate nell’arginarla, ciò seguito però da una curva di ripresa a lungo periodo quando le cose si normalizzeranno. Perché ci dobbiamo ricordare i passaggi fondamentali attraverso i quali l’innovazione avviene: attraverso l’accettazione di un nuovo modo di vedere le cose, che solo la comunicazione tra culture diverse può realizzare.

Internet è ineluttabile

Internet è nato per un ideale molto più profondo rispetto alla geopolitica moderna, all’economia e alla guerra cibernetica. Internet è nato per rendere il sapere libero e funzionare anche quando tutto non riesce a funzionare, anche in caso di un disastro nucleare.

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La sua natura puramente “decentralizzata”, lo rende un miracolo tecnologico sul quale si basa tutto il tessuto connettivo della nostra vita moderna, dove ogni nazione è interconnessa in una cartina geografica fatta di cavi sottomarini, di satelliti e di link e non da confini politici.

Internet è ineluttabile, è stato costruito come “un’arma di unione di massa” e stenterà ad essere sopraffatto anche se verranno create bolle su bolle per proteggere i propri ecosistemi e la sicurezza nazionale di ogni stato nazione.

L’occidente e gli Stati Uniti D’America, non stanno prevedendo il futuro dei prossimi 10 anni a livello geopolitico, ma stanno lavorando in preda alle emozioni e in modo anti strategico. La Russia (come la Cina) sono paesi immensi, piano di risorse naturali e materie prime che pochi altri paesi al mondo possono avere. Eliminare una tecnologia da un paese, creare delle sanzioni equivale a costringere quel paese a produrla in modo autonomo, tagliano quel cordone ombelicale di “dipendenza” dalle tecnologie occidentali.

E’ indubbio che gli Stati Uniti stanno vivendo un periodo difficile, arrancando in una guerra tecnologica che non è più quella della “corsa allo spazio” con la Russia, ma una “corsa informatica” con la Cina che abbraccia intelligenza artificiale, quantum computing, micro circuiti e miliardi di miliardi di righe di codice.

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Quali saranno gli equilibri geopolitici del prossimo futuro quando scopriremo che il software Cinese o Russo ci permetterà guadagni più ampi e una agiatezza nel quotidiano migliore?

Ogni volta che sentiamo la spinta di regredire, non stiamo solo di fronte al pericolo di non farcela, ma stiamo perdendo una grande occasione di crescita in quanto ogni crisi, se ben gestita, può generare sempre a delle opportunità. Ricordiamo sempre che la storia ci insegna che ogni muro è destinato ad essere superato e con il tempo i muri crollano, per via di leader illuminati o per colpi di stato.

Bibliografia

  • https://news.ycombinator.com/item?id=14096625
  • https://meduza.io/en/feature/2017/04/10/mathematics-teacher-accused-of-inciting-mass-riots-now-also-accused-of-supporting-terrorism-and-once-again-detained
  • https://www.vice.com/en/article/v7dqxd/twitter-tor-onion-service-dark-web-version
  • https://en.wikipedia.org/wiki/Internet_censorship_in_China#Evasion
  • https://en.wikipedia.org/wiki/Great_Firewall#