Cosa è IT-alert? Facile: un sistema di allarme pubblico attualmente in fase di sperimentazione basato su una tecnologia di cell-broadcast. In pratica, impiegando gruppi di celle telefoniche è possibile allertare tutti gli smartphone accesi e connessi presenti all’interno di una determinata area e questo può rivelarsi particolarmente utile per inoltrare un’allerta tempestiva. L’idea alla base, peraltro già impiegata in altri paesi europei e negli Stati Uniti, è infatti quella di comunicare in modo unidirezionale alcune informazioni “anche in casi di campo limitato o in casi di saturazione della banda telefonica” all’interno di una zona interessata da un’emergenza.
Le emergenze sono quelle indicate dalla Direttiva 7 febbraio 2023 della Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento della Protezione Civile:
Impossibile non notare però la poca attenzione alla privacy. Per l’ennesima volta in un progetto pubblico, con pretese d’impiego su larga scala. In un tweet di @prevenzione è stata infatti segnalata tanto la mancanza di informativa quanto l’impiego di un modulo di Microsoft Forms per la ricezione dei feedback. Per alcuni potrebbero sembrare dettagli, ma insomma: se privacy by design deve essere, che sia.
O altrimenti si abbia il coraggio di confermare esplicitamente che nell’approccio pubblico alla compliance GDPR c’è il metodo Onofrio del Grillo, e quindi vige il principio per cui io so’ io…, con buona pace dei diritti degli interessati nonché di tutti coloro che invece si adeguano al rispetto della norma.
E questo possiamo dire che ha fornito un assist alle inevitabili polemiche che si sono generate.
Le reazioni sono state, come è di consueto nelle “novità” tecnologiche provenienti dall’attore pubblico, polarizzate ivi incluse teorie piuttosto singolari su possibilità di intromissioni da parte dello Stato nei propri smartphone che…già è ampiamente possibile e realizzabile. Confondendosi circa la natura di comunicazione unidirezionale del broadcast, per cui i dispositivi funzionano in mera ricezione.
Ma come al solito è emersa in reazione a dubbi (anche sciocchi, beninteso) o teorie del complotto, il fronte estremista dei techspainers, ovverosia coloro che proclamando l’intenzione del “te lo spiego io” hanno approfittato per scagliarsi contro chiunque osasse sollevare dubbi o opposizioni. Come sempre accomuna una totale assenza di empatia, o incapacità in tal senso, poiché quel che davvero rileva non è fornire informazione su una determinata tecnologia ma giovarsi dell’occasione per salire su un palchetto di pretesa superiorità morale e proclamare “tacete ignoranti!” un po’ verso chiunque.
Una storia già vista e ricorrente, che certamente non giova all’educazione digitale del Paese, nonostante gli stessi se ne autoproclamino cultori o alfieri.
Le reazioni sono però indicative di una sfiducia nei confronti delle istituzioni. Sfiducia che si conferma e assume una magnitudo decisamente più elevata nel momento in cui queste propongono soluzioni tecnologiche, in ragione di una diffusa ignoranza circa il funzionamento delle stesse e la carenza di quella cultura digitale che è ben rimasta nelle intenzioni. E che comprende anche l’utilizzo consapevole delle tecnologie. In assenza di conoscenza, il sentimento più prevedibile (e strumentalizzabile) è la paura.
Come superare questa diffidenza? Non esiste una ricetta miracolosa. Certo, un impegno maggiore sulla trasparenza non può che comportare giovamenti significativi.
Il rischio concreto, e su cui forse non è ancora stata fatta adeguata informazione, riguarda la possibilità che un cybercriminale sfrutti questo tipo di novità a proprio vantaggio per attuare delle campagne fraudolente. E no, non c’è bisogno che questi si introduca nel sistema di cell-broadcasting impiegato, ma è sufficiente che – come ingegneria sociale vuole – sappia sfruttare semplicemente la notizia dell’evento e del nuovo sistema a proprio vantaggio. Magari giovandosi anche di alcuni domini it-alert fasulli per veicolare dei link malevoli all’interno di comunicazione tramite SMS spacciandosi per il “sistema di allerta”.
In pratica può avvantaggiarsi dell’autorevolezza e notorietà del sistema, facendo leva sull’ignoranza delle potenziali vittime. In tal senso andrebbe evidenziato questo rischio specifico, in quanto la FAQ specifica che risponde alla domanda “IT-alert è un SMS?” si limita ad alcune precisazioni:
No, IT-alert non è un SMS.
IT-alert utilizza la propagazione broadcast. Il grande vantaggio di questa tecnica è che funziona anche quando la rete è congestionata. La trasmissione via cellulare è gratuita e anonima: non è necessario registrarsi e il proprio numero rimane sconosciuto. Non ci sono dunque implicazioni sulla privacy perché non viene acquisito alcun dato personale.
Quando la notifica di IT-alert arriva sul dispositivo blocca temporaneamente tutte le altre funzionalità del cellulare. Per riportare il dispositivo alle condizioni ordinarie di utilizzo è necessario toccarlo in corrispondenza della notifica per confermare la ricezione.
Insomma: andrebbe chiarito che ad esempio non sono forniti mai dei link, che l’unico sito istituzionale ed attendibile è www.it-alert.it nonché informare sulla possibilità tutt’altro che imprevedibile de
nonché evidenziata la possibilità tutt’altro che imprevedibile che si possano svolgere campagne fraudolente chiarendo lo smishing e le dinamiche che potrebbe sfruttare in concreto.
Anche questo è fare cultura digitale e prevenzione. Certo, bisogna pensarci.