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Aziende italiane continuamente sotto pressione: Everest Rivendita un attacco alla Bio-Clima

Aziende italiane continuamente sotto pressione: Everest Rivendita un attacco alla Bio-Clima

16 Novembre 2024 10:39

Il gruppo di hacker noto come Everest ha dichiarato di aver esflitrato dei dati dall’azienda Bio-Clima Service SRL. Si tratta di una azienda italiana che offre soluzioni per il ciclo di vita delle apparecchiature di laboratorio, inclusi sopralluoghi, contratti di manutenzione, calibrazioni, qualifiche IQ/OQ/PQ, mappature, sicurezza, biodecontaminazione, e monitoraggio.

Fornisce anche servizi di noleggio operativo e progettazione di camere fredde, garantendo efficienza e sicurezza. È attiva in ambito ospedaliero, farmaceutico e ambienti tecnici, con un approccio eco-sostenibile.

Attualmente, non possiamo confermare l’autenticità della notizia, poiché l’organizzazione non ha ancora pubblicato un comunicato ufficiale sul proprio sito web in merito all’incidente. Le informazioni riportate provengono da fonti pubbliche accessibili su siti underground, pertanto vanno interpretate come una fonte di intelligence e non come una conferma definitiva.

La dichiarazione di Everest

L’attacco è stato annunciato dal gruppo ransomware Everest il giorno 15-11-2024, avviando un countdown di 13 giorni per la pubblicazione dei dati. Non è stata dichiarata la portata in dimensioni per quanto concerne l’esfiltrazione.

Vengono riportati all’interno del Data Leak Site (DLS) di Everest dei samples della Bio Clima Service S.r.l., datato Novembre 2024, e illustra dettagli relativi a un intervento di riparazione. Potrebbero essere quindi inclusi dei dati sensibili

Il gruppo ransomware EVEREST

Per chi non se lo ricorda, il gruppo ransomware EVEREST è diventato famoso nel 2021, soprattutto in ITALIA, dopo aver dichiarato di aver esfiltrato dei dati alla SIAE (Società Italiana degli Autori ed Editori).

Al seguente link è possibile recuperare la notizia dell’attacco.

Red Hot Cyber ha intervistato questa gang ransomware. Gli hacker spiegano che l’incidente non è stato un tipico ransomware: invece di crittografare i dati, si sono limitati a sottrarli sfruttando vulnerabilità specifiche. La loro motivazione principale era ottenere un riscatto senza distruggere l’infrastruttura. L’intervista fornisce dettagli sulle strategie usate e sull’eventuale rilascio pubblico dei dati, delineando un approccio alternativo al classico schema ransomware.

Per maggiori dettagli è possibile recuperare l’intervista al link qui sotto.

La situazione attuale

Ad oggi, l’azienda Bio-Clima Service non ha rilasciato dichiarazioni ufficiali riguardo all’attacco. Senza un comunicato stampa o una conferma ufficiale, le informazioni disponibili devono essere considerate come “fonti di intelligence” piuttosto che come conferme definitive della fuga di dati. È probabile che l’azienda rilasci ulteriori comunicazioni in futuro per chiarire la situazione.

Come nostra consuetudine, lasciamo sempre spazio ad una dichiarazione da parte dell’azienda qualora voglia darci degli aggiornamenti sulla vicenda. Saremo lieti di pubblicare tali informazioni con uno specifico articolo dando risalto alla questione.

RHC monitorerà l’evoluzione della vicenda in modo da pubblicare ulteriori news sul blog, qualora ci fossero novità sostanziali. Qualora ci siano persone informate sui fatti che volessero fornire informazioni in modo anonimo possono utilizzare la mail crittografata del whistleblower.

Cos’è il ransomware as a service (RaaS)

Il ransomware, è una tipologia di malware che viene inoculato all’interno di una organizzazione, per poter cifrare i dati e rendere indisponibili i sistemi. Una volta cifrati i dati, i criminali chiedono alla vittima il pagamento di un riscatto, da pagare in criptovalute, per poterli decifrare.

Qualora la vittima non voglia pagare il riscatto, i criminali procederanno con la doppia estorsione, ovvero la minaccia della pubblicazione di dati sensibili precedentemente esfiltrati dalle infrastrutture IT della vittima.

Per comprendere meglio il funzionamento delle organizzazioni criminali all’interno del business del ransomware as a service (RaaS), vi rimandiamo a questi articoli:

Come proteggersi dal ransomware

Le infezioni da ransomware possono essere devastanti per un’organizzazione e il ripristino dei dati può essere un processo difficile e laborioso che richiede operatori altamente specializzati per un recupero affidabile, e anche se in assenza di un backup dei dati, sono molte le volte che il ripristino non ha avuto successo.

Infatti, si consiglia agli utenti e agli amministratori di adottare delle misure di sicurezza preventive per proteggere le proprie reti dalle infezioni da ransomware e sono in ordine di complessità:

  • Formare il personale attraverso corsi di Awareness;
  • Utilizzare un piano di backup e ripristino dei dati per tutte le informazioni critiche. Eseguire e testare backup regolari per limitare l’impatto della perdita di dati o del sistema e per accelerare il processo di ripristino. Da tenere presente che anche i backup connessi alla rete possono essere influenzati dal ransomware. I backup critici devono essere isolati dalla rete per una protezione ottimale;
  • Mantenere il sistema operativo e tutto il software sempre aggiornato con le patch più recenti. Le applicazioni ei sistemi operativi vulnerabili sono l’obiettivo della maggior parte degli attacchi. Garantire che questi siano corretti con gli ultimi aggiornamenti riduce notevolmente il numero di punti di ingresso sfruttabili a disposizione di un utente malintenzionato;
  • Mantenere aggiornato il software antivirus ed eseguire la scansione di tutto il software scaricato da Internet prima dell’esecuzione;
  • Limitare la capacità degli utenti (autorizzazioni) di installare ed eseguire applicazioni software indesiderate e applicare il principio del “privilegio minimo” a tutti i sistemi e servizi. La limitazione di questi privilegi può impedire l’esecuzione del malware o limitarne la capacità di diffondersi attraverso la rete;
  • Evitare di abilitare le macro dagli allegati di posta elettronicaSe un utente apre l’allegato e abilita le macro, il codice incorporato eseguirà il malware sul computer;
  • Non seguire i collegamenti Web non richiesti nelle e-mail;
  • Esporre le connessione Remote Desktop Protocol (RDP) mai direttamente su internet. Qualora si ha necessità di un accesso da internet, il tutto deve essere mediato da una VPN;
  • Implementare sistemi di Intrusion Prevention System (IPS) e Web Application Firewall (WAF) come protezione perimetrale a ridosso dei servizi esposti su internet.
  • Implementare una piattaforma di sicurezza XDR, nativamente automatizzata, possibilmente supportata da un servizio MDR 24 ore su 24, 7 giorni su 7, consentendo di raggiungere una protezione e una visibilità completa ed efficace su endpoint, utenti, reti e applicazioni, indipendentemente dalle risorse, dalle dimensioni del team o dalle competenze, fornendo altresì rilevamento, correlazione, analisi e risposta automatizzate.

Sia gli individui che le organizzazioni sono scoraggiati dal pagare il riscatto, in quanto anche dopo il pagamento le cyber gang possono non rilasciare la chiave di decrittazione oppure le operazioni di ripristino possono subire degli errori e delle inconsistenze.

La sicurezza informatica è una cosa seria e oggi può minare profondamente il business di una azienda.

Oggi occorre cambiare immediatamente mentalità e pensare alla cybersecurity come una parte integrante del business e non pensarci solo dopo che è avvenuto un incidente di sicurezza informatica.

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Vincenzo Miccoli 300x300
Fin da bambino ho nutrito una profonda passione per l'informatica, scoprendo con il tempo un ramo ancora più affascinante e sorprendente, la sicurezza informatica. Laureato con Lode presso l’università degli Studi di Bari Aldo Moro in Sicurezza Informatica. Attualmente, ricopro il ruolo di Cyber Security Analyst, costantemente motivato dalla volontà di approfondire le mie conoscenze e progredire costantemente.

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