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I dati dei comuni italiani di Valdisieve e Valdarno sono online e li pubblica RansomHouse. Scopriamo cosa contengono.

I dati dei comuni italiani di Valdisieve e Valdarno sono online e li pubblica RansomHouse. Scopriamo cosa contengono.

10 Agosto 2022 00:20

Avevamo parlato recentemente di un attacco informatico all’Unione dei Comuni Valdisieve e Valdarno, ma non sapevamo ne quale era la cybergang che aveva attaccato l’unione e ne l’ammontare del riscatto richiesto.

Ma come sempre abbiamo detto, il ransomware è “plateale” e mette a nudo tutte le verità, anche quelle delle quali non vorremmo mai parlare.

Ecco infatti che la cybergang RansomHouse, dopo che la monetizzazione del riscatto con l’unione dei Comuni Valdisieve e Valdarno è andata a vuoto, pubblica dopo circa 2 settimane i dati all’interno del suo data leak site (DLS).

Home page del data leak site di RansomHouse

RansomHouse ha scritto quanto segue nel loro post riportando la situazione critica in cui versa la sicurezza informatica in Italia e la consapevolezza al rischio.

In Italia infuria una nuova pandemia alle Strutture governative! Beh, immagino che non sia affatto nuovo. Il sintomo principale è avere password come 12345678 per risorse critiche che archiviano dati sensibili che portano a conseguenze abbastanza prevedibili e minacciano la gente comune.  

Ci rattrista ancora di più il fatto che anche dopo che l'intrusione è stata annunciata a questi ragazzi, quasi nessuna credenziale sia stata cambiata!

Dopo aver visto il loro Whatsapp per 4 giorni possiamo sicuramente dire che queste persone si preoccupano solo di salvare il proprio lavoro e non della sicurezza dei dati personali delle persone a loro affidate.

Bene, avere un'infrastruttura inattiva è solo la fase mite, la vera sfida inizia quando i dati iniziano a essere divulgati al pubblico!
©RansomHouse

RansomHouse parla di un attacco ad 8 comuni differenti che di fatto compongono l’Unione di Comuni Valdarno e Valdisieve.

L’Unione di comuni Valdarno e Valdisieve è un’unione di comuni della Toscana, nella Città metropolitana di Firenze, formata dai comuni di Londa, Pelago, Pontassieve, Reggello, Rufina e San Godenzo.

Infatti, i comuni riportati nel post di RansomHouse presente nel data leak site (DLS) sono i seguenti:

  • Comune di Reggello;
  • Comune di Pelago;
  • Comune di Rufina;
  • Comune di Londa;
  • Comune di Godenzo;
  • Unione di Comuni Valdarno and Comune di Valdisieve;
  • Comune di Pontassieve.

I dati sono liberamente scaricabili online, direttamente con directory listing nel sito di RansomHouse.

Dettagli del post di RansomwHouse

Ricordiamo a tutti che l’accesso alla rete onione al download dei dati (attraverso TOR Browser) è praticabile praticamente da chiunque, anche se non dotato di particolari competenze in materia. Ciò significa che tali dati sono accessibili da qualsiasi persona che sappia normalmente utilizzare un PC.

Tra i documenti presenti nel DLS possiamo riportare:

  • Documenti di identità
  • Tessere sanitarie
  • Documenti di gare
  • Comunicazioni
  • Normative interne
  • Atti notori
  • Informazioni sul coronavirus
  • Comunicazioni con le Onlus
  • Gare
  • Delibere

E molto altro ancora.

I dati sono davvero tanti e non li abbiamo potuti analizzare con precisione tutti, ma sicuramente si tratta di moltissime informazioni che si sono riversate nelle underground, utilizzabili per ulteriori illeciti da parte dei criminali informatici.

RHC monitorerà l’evoluzione della vicenda in modo da pubblicare ulteriori news sul blog, qualora ci fossero novità sostanziali. Nel caso in cui il Comune voglia fornire una dichiarazione, saremo lieti di pubblicarla con uno specifico articolo. Qualora ci siano persone informate sui fatti che volessero fornire informazioni sulla vicenda od effettuare una dichiarazione, possono accedere alla sezione contatti, oppure in forma anonima utilizzando la mail crittografata del whistleblower.

Cos’è il ransomware e come proteggersi

Il ransomware, è una tipologia di malware che viene inoculato all’interno di una organizzazione, per poter cifrare i dati e rendere indisponibili i sistemi. Una volta cifrati i dati, i criminali chiedono alla vittima il pagamento di un riscatto, da pagare in criptovalute, per poterli decifrare.

Qualora la vittima non voglia pagare il riscatto, i criminali procederanno con la doppia estorsione, ovvero la minaccia della pubblicazione di dati sensibili precedentemente esfiltrati dalle infrastrutture IT della vittima.

Per comprendere meglio il funzionamento delle organizzazioni criminali all’interno del business del ransomware as a service (RaaS), vi rimandiamo a questi articoli:


Le infezioni da ransomware possono essere devastanti per un’organizzazione e il ripristino dei dati può essere un processo difficile e laborioso che richiede operatori altamente specializzati per un recupero affidabile, e anche se in assenza di un backup dei dati, sono molte le volte che il ripristino non ha avuto successo.

Infatti, si consiglia agli utenti e agli amministratori di adottare delle misure di sicurezza preventive per proteggere le proprie reti dalle infezioni da ransomware e sono in ordine di complessità:

  • Formare il personale attraverso corsi di Awareness;
  • Utilizzare un piano di backup e ripristino dei dati per tutte le informazioni critiche. Eseguire e testare backup regolari per limitare l’impatto della perdita di dati o del sistema e per accelerare il processo di ripristino. Da tenere presente che anche i backup connessi alla rete possono essere influenzati dal ransomware. I backup critici devono essere isolati dalla rete per una protezione ottimale;
  • Mantenere il sistema operativo e tutto il software sempre aggiornato con le patch più recenti. Le applicazioni ei sistemi operativi vulnerabili sono l’obiettivo della maggior parte degli attacchi. Garantire che questi siano corretti con gli ultimi aggiornamenti riduce notevolmente il numero di punti di ingresso sfruttabili a disposizione di un utente malintenzionato;
  • Mantenere aggiornato il software antivirus ed eseguire la scansione di tutto il software scaricato da Internet prima dell’esecuzione;
  • Limitare la capacità degli utenti (autorizzazioni) di installare ed eseguire applicazioni software indesiderate e applicare il principio del “privilegio minimo” a tutti i sistemi e servizi. La limitazione di questi privilegi può impedire l’esecuzione del malware o limitarne la capacità di diffondersi attraverso la rete;
  • Evitare di abilitare le macro dagli allegati di posta elettronicaSe un utente apre l’allegato e abilita le macro, il codice incorporato eseguirà il malware sul computer;
  • Non seguire i collegamenti Web non richiesti nelle e-mail;
  • Esporre le connessione Remote Desktop Protocol (RDP) mai direttamente su internet. Qualora si ha necessità di un accesso da internet, il tutto deve essere mediato da una VPN;
  • Implementare sistemi di Intrusion Prevention System (IPS) e Web Application Firewall (WAF) come protezione perimetrale a ridosso dei servizi esposti su internet.
  • Implementare una piattaforma di sicurezza XDR, nativamente automatizzata, possibilmente supportata da un servizio MDR 24 ore su 24, 7 giorni su 7, consentendo di raggiungere una protezione e una visibilità completa ed efficace su endpoint, utenti, reti e applicazioni, indipendentemente dalle risorse, dalle dimensioni del team o dalle competenze, fornendo altresì rilevamento, correlazione, analisi e risposta automatizzate.

Sia gli individui che le organizzazioni sono scoraggiati dal pagare il riscatto, in quanto anche dopo il pagamento le cyber gang possono non rilasciare la chiave di decrittazione oppure le operazioni di ripristino possono subire degli errori e delle inconsistenze.

La sicurezza informatica è una cosa seria e oggi può minare profondamente il business di una azienda.

Oggi occorre cambiare immediatamente mentalità e pensare alla cybersecurity come una parte integrante del business e non pensarci solo dopo che è avvenuto un incidente di sicurezza informatica.

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Pietro Melillo 300x300
Membro e Riferimento del gruppo di Red Hot Cyber Dark Lab, è un ingegnere Informatico specializzato in Cyber Security con una profonda passione per l’Hacking e la tecnologia, attualmente CISO di WURTH Italia, è stato responsabile dei servizi di Cyber Threat Intelligence & Dark Web analysis in IBM, svolge attività di ricerca e docenza su tematiche di Cyber Threat Intelligence presso l’Università del Sannio, come Ph.D, autore di paper scientifici e sviluppo di strumenti a supporto delle attività di cybersecurity. Dirige il Team di CTI "RHC DarkLab"
Aree di competenza: Cyber Threat Intelligence, Ransomware, Sicurezza nazionale, Formazione

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