Quando avviene un attacco informatico che blocca le infrastrutture, un “attacco ransomware”, ci riporta a 20 anni fa, quando tutto quanto si svolgeva con carta e penna.
Vi ricordate il grande Paolo Villaggio nel film “Fantozzi”, quanti faldoni di pratiche doveva lavorare con carta e penna? Esattamente così si trova oggi a lavorare la ASL di Torino, colpita dal ransomware il 19 agosto scorso.
I computer sono stati scollegati dalla rete, i monitor sono spenti e non si sente più il rumore dei tasti premuto dalle dita sulle tastiera.
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È tutto offline.
Al Martini, al Maria Vittoria, al Giovanni Bosco, all’Amedeo di Savoia e all’Oftalmico. Ovunque si respira l’aria malsana che ci vorranno tempi lunghi affinché tutto torni alla normalità.
Si lavora solo con carta e penna riportandoci indietro nel tempo quando i computer non avevano fatto l’ingresso nel mondo del lavoro e tutto quanto si svolgeva a mano, ma le cose si facevano con più tempo.
Ma il tempo è importante per una struttura ospedaliera.
Basta un minuto mal speso per decidere la vita di una persona quando si è in un reparto di emergenza o di pronto soccorso.
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La ASL ad oggi non ha la possibilità di registrare i pazienti e non può seguire l’andamento della coda nel pronto soccorso e non si può nemmeno eseguire il tampone molecolare.
Dottori ed infermieri viaggiano nella struttura con i “pizzini”, dei fogli di carta dove hanno annotato informazioni come le terapie dei pazienti che non transitano più attraverso la rete da un padiglione all’altro, da un piano all’altro della struttura.
“Si comunica che a causa del blocco dei sistemi informatici, le attività potranno subire rallentamenti”
Questo dovrebbe porci all’attenzione l’importanza delle strutture sanitarie in quanto non si parla dei dati delle persone, ma della loro vita che può essere a rischio se una cura viene eseguita in ritardo rispetto al previsto.
La Lista delle organizzazioni sanitare colpite, dove ne conosciamo le rivendicazioni si allunga sempre di più giorno dopo giorno:
Ma sembra che ancora non abbiamo compreso l’importanza strategica a livello di sicurezza nazionale di queste infrastrutture che vengono continuamente bersagliato dal cybercrime e che devono essere immediatamente protette.
RHC monitorerà l’evoluzione della vicenda in modo da pubblicare ulteriori news sul blog, qualora ci fossero novità sostanziali.
Nel caso in cui l’azienda voglia fornire una dichiarazione a RHC, saremo lieti di pubblicarla con uno specifico articolo sulle nostre pagine per dare risalto alla questione.
Qualora ci siano persone informate sui fatti che volessero fornire informazioni sulla vicenda od effettuare una dichiarazione, possono accedere alla sezione contatti, oppure in forma anonima utilizzando la mail crittografata del whistleblower.
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Membro e Riferimento del gruppo di Red Hot Cyber Dark Lab, è un ingegnere Informatico specializzato in Cyber Security con una profonda passione per l’Hacking e la tecnologia, attualmente CISO di WURTH Italia, è stato responsabile dei servizi di Cyber Threat Intelligence & Dark Web analysis in IBM, svolge attività di ricerca e docenza su tematiche di Cyber Threat Intelligence presso l’Università del Sannio, come Ph.D, autore di paper scientifici e sviluppo di strumenti a supporto delle attività di cybersecurity. Dirige il Team di CTI "RHC DarkLab"
Aree di competenza:Cyber Threat Intelligence, Ransomware, Sicurezza nazionale, Formazione
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