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Il comune di Palermo combatte ancora contro il ransomware. Spostato il pagamento del CUP

30 Giugno 2022 07:00

Dopo l’attacco informatico del quale abbiamo parlato molto nelle scorse settimane al comune di Palermo, sembra che non siano ancora terminati i problemi e gli strascichi si continuano a far sentire.

Ricordiamo che si è trattato di un attacco informatico di tipo ransomware eseguito dalla cybergang Vice Society, che ha pubblicato i dati esfiltrati dalle infrastrutture informatiche del comune all’interno del proprio data leak site (DLS).

A distanza di 25 giorni dall’attacco informatico, purtroppo continuano ancora i disagi a causa di un sistema informatico ancora in tilt che non accenna a risalire in tutte le sue parti.

Intanto si sta avvicinando la scadenza per il pagamento del canone unico patrimoniale (CUP), che devono pagare tutte le attività per suolo pubblico, e la data di termine del pagamento è fissata per il 30 giugno, ma le cartelle ancora non sono pronte.

Spiega il consigliere comunale di Forza Italia, Ottavio Zacco

“Ecco perché, ho chiesto la proroga del pagamento a settembre. Proprio nelle scorse ore, abbiamo incontrato, in commissione, la dirigente, Maria Mandalà, alla quale ho chiesto una proroga di 3 mesi per permettere che il portale torni al suo pieno funzionamento ed evitare, così, altri inutili disservizi ai cittadini”.

Infatti il sito del comune, seppur tornato online da diverso tempo, ancora ha molti servizi che non funzionano correttamente, a causa dei dati crittografati dal ransomware che devono essere ripristinati.

Dall’area delle Entrate e dei tributi comunali fanno sapere che la proroga è già stata proposta. Maria Mandalà, dirigente del settore Tributi del Comune di Palermo ha detto:

“Già da ieri è pronta una proposta di delibera del Canone unico patrimoniale per spostare il pagamento dal 30 giugno al 30 settembre. io ho già dato il mio parere favorevole”.

Il problema principale è che per la generazione delle cartelle, il sistema dovrebbe effettuare i calcoli in modo corretto, per determinare il giusto importo, ma sembra che ancora non sia possibile procedere in tal senso. Maria Mandalà prosegue dicendo:

“Occorre chiaramente la modifica del regolamento che prevede la scadenza in atto al 30 giugno. Abbiamo già visto che non ci sarebbero problemi e non si creerebbe nessun danno erariale, poiché basta che il pagamento sia effettuato entro l’esercizio finanziario; quindi saremmo in regola”.

Cos’è il ransomware e come proteggersi

Il ransomware, è una tipologia di malware che viene inoculato all’interno di una organizzazione, per poter cifrare i dati e rendere indisponibili i sistemi. Una volta cifrati i dati, i criminali chiedono alla vittima il pagamento di un riscatto, da pagare in criptovalute, per poterli decifrare.

Qualora la vittima non voglia pagare il riscatto, i criminali procederanno con la doppia estorsione, ovvero la minaccia della pubblicazione di dati sensibili precedentemente esfiltrati dalle infrastrutture IT della vittima.

Per comprendere meglio il funzionamento delle organizzazioni criminali all’interno del business del ransomware as a service (RaaS), vi rimandiamo a questi articoli:


Le infezioni da ransomware possono essere devastanti per un’organizzazione e il ripristino dei dati può essere un processo difficile e laborioso che richiede operatori altamente specializzati per un recupero affidabile, e anche se in assenza di un backup dei dati, sono molte le volte che il ripristino non ha avuto successo.

Infatti, si consiglia agli utenti e agli amministratori di adottare delle misure di sicurezza preventive per proteggere le proprie reti dalle infezioni da ransomware e sono in ordine di complessità:

  • Formare il personale attraverso corsi di Awareness;
  • Utilizzare un piano di backup e ripristino dei dati per tutte le informazioni critiche. Eseguire e testare backup regolari per limitare l’impatto della perdita di dati o del sistema e per accelerare il processo di ripristino. Da tenere presente che anche i backup connessi alla rete possono essere influenzati dal ransomware. I backup critici devono essere isolati dalla rete per una protezione ottimale;
  • Mantenere il sistema operativo e tutto il software sempre aggiornato con le patch più recenti. Le applicazioni ei sistemi operativi vulnerabili sono l’obiettivo della maggior parte degli attacchi. Garantire che questi siano corretti con gli ultimi aggiornamenti riduce notevolmente il numero di punti di ingresso sfruttabili a disposizione di un utente malintenzionato;
  • Mantenere aggiornato il software antivirus ed eseguire la scansione di tutto il software scaricato da Internet prima dell’esecuzione;
  • Limitare la capacità degli utenti (autorizzazioni) di installare ed eseguire applicazioni software indesiderate e applicare il principio del “privilegio minimo” a tutti i sistemi e servizi. La limitazione di questi privilegi può impedire l’esecuzione del malware o limitarne la capacità di diffondersi attraverso la rete;
  • Evitare di abilitare le macro dagli allegati di posta elettronicaSe un utente apre l’allegato e abilita le macro, il codice incorporato eseguirà il malware sul computer;
  • Non seguire i collegamenti Web non richiesti nelle e-mail;
  • Esporre le connessione Remote Desktop Protocol (RDP) mai direttamente su internet. Qualora si ha necessità di un accesso da internet, il tutto deve essere mediato da una VPN;
  • Implementare sistemi di Intrusion Prevention System (IPS) e Web Application Firewall (WAF) come protezione perimetrale a ridosso dei servizi esposti su internet.
  • Implementare una piattaforma di sicurezza XDR, nativamente automatizzata, possibilmente supportata da un servizio MDR 24 ore su 24, 7 giorni su 7, consentendo di raggiungere una protezione e una visibilità completa ed efficace su endpoint, utenti, reti e applicazioni, indipendentemente dalle risorse, dalle dimensioni del team o dalle competenze, fornendo altresì rilevamento, correlazione, analisi e risposta automatizzate.

Sia gli individui che le organizzazioni sono scoraggiati dal pagare il riscatto, in quanto anche dopo il pagamento le cyber gang possono non rilasciare la chiave di decrittazione oppure le operazioni di ripristino possono subire degli errori e delle inconsistenze.

La sicurezza informatica è una cosa seria e oggi può minare profondamente il business di una azienda.

Oggi occorre cambiare immediatamente mentalità e pensare alla cybersecurity come una parte integrante del business e non pensarci solo dopo che è avvenuto un incidente di sicurezza informatica.

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Pietro Melillo 300x300
Membro e Riferimento del gruppo di Red Hot Cyber Dark Lab, è un ingegnere Informatico specializzato in Cyber Security con una profonda passione per l’Hacking e la tecnologia, attualmente CISO di WURTH Italia, è stato responsabile dei servizi di Cyber Threat Intelligence & Dark Web analysis in IBM, svolge attività di ricerca e docenza su tematiche di Cyber Threat Intelligence presso l’Università del Sannio, come Ph.D, autore di paper scientifici e sviluppo di strumenti a supporto delle attività di cybersecurity. Dirige il Team di CTI "RHC DarkLab"
Aree di competenza: Cyber Threat Intelligence, Ransomware, Sicurezza nazionale, Formazione

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