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Attacco alla regione Lazio. Sarà il primo di una lunga serie?

Attacco alla regione Lazio. Sarà il primo di una lunga serie?

2 Agosto 2021 13:10

Su Red Hot Cyber ne abbiamo discusso a lungo, del fatto che occorre un forte cambiamento su vari livelli del nostro paese per quanto riguarda la sicurezza informatica, e ne abbiamo parlato con degli articoli riferiti al PNRR e sull’agenzia nazionale di cybersecurity.

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Analisi di contorno

Dopo la perdita di dati dei 7,4 milioni di vaccinati, è balzato agli occhi di tutti che l’Italia, la Sanità italiana, è molto indietro dall’essere resiliente ad un attacco informatico.

Inoltre, tali attacchi verso alcune strutture, come ad esempio gli ospedali, stanno diventando un terreno fertile di sfruttamento da parte del cybercrime e che occorrerebbe concentrarsi meno sulle perdite dei dati, piuttosto che sulla perdita di vite umane (killware) nel prossimo futuro.

Uno scenario tragico-apocalittico?

No purtroppo, è la cybercrime-evolution.

Ma cosa potrebbe accadere se una grande PA Italiana, pagasse un riscatto milionario ad una cyber-gang ransomware come ad esempio la Regione Lazio?

Semplicemente farebbe comprendere al mondo delle underground, che il nostro bel paese paga, e questo non farebbe altro che riversare moltissime altre cyber-gang da profilo sul suolo del nostro cyberspace.

Cyber-gang Russe, Cinesi, Nord Coreane, non importa quali siano, ma saremo sotto scacco, esattamente come sta succedendo agli USA.

La Sanità, il primo problema da affrontare.

E se si tratta di ospedali, il pagamento avviene rapidamente, senza troppi indugi, perché bloccare un pronto soccorso oppure una terapia intensiva non è possibile e non potrai dire: “me ne frego dei dati, recupero quello che posso e riattacco la spina”, in quanto il bene più prezioso in quel caso non sono i dati sensibili dei tuoi utenti, ma le vite umane, e questo i criminali informatici lo sanno bene.

Certo, alcune Cyber-Gang (come Darkside e BlakMatter) si sono tirate fuori dallo sfruttare ospedali o altre infrastrutture critiche, per una sorta di “ideologia criminale paradossale”, che si sta facendo strada nei blog oscuri di diversi gruppi ransomware.

Ma sappiamo anche che il crimine, non ha ideologia, fede ed etica, mentre l’unica fede è il “denaro”, pertanto in questa escalation di minacce che stiamo vivendo, mettiamo sul piatto della bilancia che la sanità verrà sfruttata da qualche incidente grave.

Aggiornamento sull’incidente della Ragione Lazio

Ritornando al titolo dell’articolo, sembrerebbe che ancora in queste ore non sia chiaro cosa sia successo, ma a quanto pare si parla di un ransomware che ha colpito i sistemi informatici della Regione Lazio e che avrebbe infettato

“sia le aree di produzione che quelle di backup dei dati”.

Si tratta di uno degli scenari peggiori possibili perché, se confermato, alla Regione non resterebbe altro che pagare il riscatto. La richiesta degli attaccanti è arrivata nella serata di ieri da pagare in Bitcoin, anche se la cifra non è stata ancora divulgata.

L’attacco, rispetto quanto riportano le fonti come La Repubblica, sembrerebbe essere arrivato dalla Germania, ma di questo non c’è certezza.

Sembrerebbe inoltre che il malware in questione sia Lockbit 2.0, una versione aggiornata poche settimane fa del malware Lockbit, attualmente il più veloce e pericoloso tra quelli che nel Darkweb vengono venduti secondo la modalità RaaS, come abbiamo riportato nella nostra analisi qualche tempo fa.

L’intrusione probabilmente è stata acquisita da un broker di accesso da parte della cyber-gang e una volta acceduto alla rete della regione, hanno effettuato diversi movimenti laterali per acquisire il più gran numero di dati per poter effettuare la doppia estorsione.

Gli inquirenti sono al lavoro mentre i magistrati apriranno formalmente un fascicolo dove al momento è ipotizzabile l’accesso abusivo a sistema informatico, ma altri capi di imputazione potrebbero arrivare più tardi. Le indagini puntano a fare luce sull’origine dell’attacco e se questo sia riconducibile in qualche modo alla galassia no vax o attivisti, anche se sembra che la pista sia sbagliata e si parla solo di Cybercrime da profitto.



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Pietro Melillo 300x300
Membro e Riferimento del gruppo di Red Hot Cyber Dark Lab, è un ingegnere Informatico specializzato in Cyber Security con una profonda passione per l’Hacking e la tecnologia, attualmente CISO di WURTH Italia, è stato responsabile dei servizi di Cyber Threat Intelligence & Dark Web analysis in IBM, svolge attività di ricerca e docenza su tematiche di Cyber Threat Intelligence presso l’Università del Sannio, come Ph.D, autore di paper scientifici e sviluppo di strumenti a supporto delle attività di cybersecurity. Dirige il Team di CTI "RHC DarkLab"
Aree di competenza: Cyber Threat Intelligence, Ransomware, Sicurezza nazionale, Formazione